la barca che vola - xmoth

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Il moth, la barca che vola e che sta conquistando i migliori velisti di tutto il mondo: adrenalinica, acrobatica e spettacolare. E finalmente alla portata di tutti. La nostra associazione infatti mette a disposizione l'esperienza dei dei migliori atleti italiani, un collaudato sistema didattico, con mezzi di appoggio e caschi radio, le imbarcazioni e tutta l'attrezzatura necessaria. La scuola offre corsi e servizi di vario livello, dal primo approccio al perfezionamento.

DATI TECNICI

Una barca di 30Kg di peso con una superficie velica di 8 metri quadri... Uso di tecniche di costruzione avanzate e materiali di costruzione come i compositi ed il carbonio... Ottimizzazione dei profili di timoni e derive e degli scafi... Questo cocktail dà come risultato una vera formula 1 delle derive!
Length overall: 3.355 m
Beam: 2.250 m
Max. luff length: 5.185 m
Max. mast length: 6.250 m
Hull weight: Unrestricted, general weight range 10-20kgs
Sail area: 8m
Yard Stick: 104
Restrictions: Multihulls, trapezes, moveable seats and sailboards are prohibited.
Optimum skipper weight: 60-80kgs
Advertising: Category C (Unrestricted)


UN PO' DI STORIA
(testo a cura dell' IMCA-Italian Moth Class Association)

La nascita del moth e dell’organizzazione di una classe che ne regolasse la costruzione e le competizioni risale al 1928. In australia e negli Stati uniti si diffondono alcune piccole barche facili da autocostruire, per coincidenza le barche americane avevano le stesse dimensioni base di quelle australiane ad eccezione della superficie velica che èra sensibilmente differente. Le barche australiane erano chiamate “Inverloch Eleven Footer” quelle americane più semplicemente “Moth”. Gli americani diffondono velocemente la classe e registrano un’organizzazione che ne regoli la costruzione ed organizzi competizioni dedicate, è il 1932 e negli stati uniti nasce la “National Moth Boat Association”.

Nel 1933 una rivista america, The Rudder, pubblica un articolo in cui si fanno notare le similitudini tra la barca australiana e quella americana. Gli australiani notano l’articolo ma rilevano la differenza reale della superfice velica, minore sulle barche americane di ben 1,2 metri quadrati, ma l’appeal del nome, semplice e che gira bene in bocca, Moth, fa decidere gli australiani di cambiare il nome della classe dal ruvido “Inverloch Eleven Footer” al morbido “Moth”.

Per trent’anni in due posti agli antipodi l’uno rispetto all’altro, crescono due flotte diverse, si sviluppano concetti e le due classi prolificano con pari successo in america come in australia.

Ad aggiungere particolarità alla “grande coincidenza” anche in Gran Bretagna nel 1930 nasce una piccola barca a vela e oramai impossibile stabilire se fosse una coincidenza o meno ma il nome di questa barca è appunto “Moth” dall’inghilterra dove viene fondata la “British Moth Class” lo scafo prende piede anche nel resto dell’europa e nel dopo-guerra la classe si diffonde capillarmente evolvendo e cambiando le regole aderendo a quelle della Moth Class americana che si costituisce quindi in IMCA “International Moth Class Association”, la sigla dell’attuale associazione di classe.

Nel 1965 l’IMCA promuove la fusione della classe euro-americana con la classe australiana. Il processo di fusione dura sino al 1972, ciò che ne nasce è una classe velica co regolamento a “restrizione”, pochi parametri sono fissati e questo lascia chance ad i costruttori di sviluppare la propria barca secondo le diverse culture ed esperienze, sara in acqua che si capirà quale sviluppo porta più lontano.

Gli armatori di un modello particolare di Moth, molto diffuso in europa, disegnato nel 1963 d Aloïs Roland ed appunto chiamato “Moth Europa”, decidono di slegarsi dall’IMCA e costituire classe velica a se utilizzando per la costruzione esclusivamente i disegni originali costituendo quindi una classe “One Design” ed allontanadosi dal modello evolutivo della classe a restrizione dell’IMCA. Dal 1992 al 2004 il Moth Europa, figlio quasi quarantenne della classe International Moth, è classe olimpica come singolo femminile.

Nel 1970 ad opera di appassionati svizzeri il moth vede crescere le proprie “ali”, non quelle che gli permetteranno di volare come fa oggi ma in sistanza due terrazze che permettono all’equipaggio di contrastare in maniera più efficente la resistenza laterale al vento che fa inclinare la barca sottovento.

Nel marzo del 1972, a Cabbage Tree Creek vicino a Brisbane, nel Queensland, in Australia, il “pioniere” P. Frank Raisin riesce, per la prima volta nella storia della vela, a far sollevare su dei rudimentali foils in legno un moth. In 15 nodi di vento il Moth di Raisin sfreccia più veloce del vento, a detta dello stesso raisin, a velocita simili ai “Foiler Moth” della generazione dal 2002 al 2005.

Dobbiamo arrivare al 2001 perchè i vari costruttori sviluppino un sistema di foils efficente ed affidabile, ed è Brett Burvill che costruisce il primo moth a “due gambe”, con foils inseriti in timone e deriva che permettono alla barca di sollevarsi ed accelerare con lo scafo completamente fuori dall’acqua. Questo sistema di foils, in seguito perfezionato da John Ilett conGlen Oldfield prima e da Andrew Mc Dougal poi, è quello tuttora in uso ed è inbattuto per efficenza ed affidabilità.

Dal 2001 al 2005 il “foiler” vanno mietendo successi ed i “low rider”, ossia come vengono chiamati i moth senza foil, iniziano a scomparire dalle competizioni a favore dei Foiler di Hungry Tiger e Fastacraft che sino al 2006 dominano la scena e possono definirsi la prima generazione di foiler, con T foils su derina e timone, e sistema di controllo dell’incidenza dei flaps per entrambe i foils, manuale per il timone ed automatico per la deriva.

La seconda generazione di Moth Foiler nasce nel 2006 con il Bladerider progettato da Andrew McDougall e migliora drasticamente dal 2009 con il Mach 2 sempre nato dal genio tecnico di Amac (come è universalmente chiamato Andrew McDougall)

Oggi il moth è una piccola barca che tocca acqua solo con gli idrofoils (ali di sostentamento, simili ma più evolute di quelle degli aliscafi) e grazie a questa peculiarita sono in grado di sviluppare velocità inimmaginabili per una barca a vela tradizionale. Una barca di 30Kg di peso con una superficie velica di 8 metri quadri. Uso di tecniche di costruzione avanzate e materiali di costruzione come i compositi ed il carbonio. Ottimizzazione dei profili di timoni e derive e degli scafi. Questo cocktail da come risultato una vera formula 1 della vela

 
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